Ambiente

Sulla qualità ambientale di questo territorio c’è ben poco da aggiungere. Basta uscire di poche centinaia di metri dai principali centri abitati per trovarsi catapultati in mezzo ad una natura incontaminata, in grado di stupire il visitatore con il suo fascino arcano. Pareti a strapiombo quasi alpine e boschi secolari che si slanciano verso il cielo, scrosci di acque purissime e scenari che stordiscono per la loro bellezza, proprio quando sembra di sprofondare nel più selvaggio dei luoghi ecco emergere all'improvviso un casolare, un piccolo borgo o un'antica chiesa. Quella dell’Appennino è infatti una bellezza mai sfacciata, senza meraviglie, riservata e quasi scontrosa come le persone che lo abitano, che non riempie gli occhi ma affascina lentamente con continue, inaspettate, scoperte. Geologicamente la parte più elevata del territorio è dominata dall’arenaria, dal latino arena, sabbia, la pietra grigia che taglia le pendici con le sue caratteristiche stratificazioni che rimandano al lungo travaglio geologico che li fece emergere dal mare 20 milioni di anni fa. Più a valle il paesaggio cambia profondamente, qui a dominare è una zona argillosa estremamente friabile chiamata Unità di Sestola-Vidiciatico. Ma la cosa che più colpisce di questi luoghi è la vegetazione, un susseguirsi continuo di specie arboree che avvolgono il paesaggio rendendolo una tavolozza dalle mille sfumature di colore. Si parte dal basso con la zona caratterizzata della roverella e del carpino oggi in parte snaturata dall’intervento umano che, per ragioni alimentari, ha progressivamente introdotto il castagno. Salendo fra i 1000 ed i 1500 metri di quota a farla da padrone sono invece i boschi di faggio che possiamo incontrare in foreste caratterizzate da piante altissime e diritte (cosiddetto alto fusto, frutto dell’intervento dell’uomo), o abbarbicate su sassi e sponde inaccessibili con le loro forme contorte, quasi innaturali, che dimostrano la tenacia di un albero in grado di vivere anche là dove per altre specie sarebbe impossibile esistere. Infine, oltre il limite degli alberi, dai 1800 metri in su, si apre inattesa la brughiera di vetta costituita essenzialmente da complessi ecosistemi che ospitano rare emergenze botaniche di origine glaciale. Il massiccio del Corno alle Scale con i sui 1945 di altezza rappresenta infatti il limite meridionale europeo di fioritura di numerose specie protette quali il geranio argenteo, diverse specie di genziane e l’elegante aquilegia alpina.
La varietà e la qualità ambientale di questa zona ne hanno fatto l’habitat ideale per molte specie animali; camminando lungo i sentieri del crinale è facile ascoltare il grido fischiante della marmotta, o scorgere i piccoli fori d'ingresso delle tane dell’arvicola delle nevi, mentre nella zona boscata sono piuttosto comuni il capriolo, il cinghiale ed alcuni predatori come la faina, il tasso e la volpe. Ma le due specie più importanti dal punto di vista naturalistico sono sicuramente il lupo e l’aquila. Sterminato agli inizi degli anni Sessanta il lupo è tornato recentemente ad abitare questi luoghi colonizzando tutto l’Appennino Tosco-Emiliano. Segnalato per la prima volta nel marzo del 1990 quella del Lupo è una presenza discreta, difficile da avvistare, anche se grazie agli studi compiti dal parco del Corno alle Scale oggi è possibile stabilire con certezza la presenza di un branco composto da una decina di esemplari che, negli ultimi anni, hanno dato alla luce anche alcuni cuccioli. Altro piacevole ritorno fra gli abitanti del Parco è l’aquila; anche in questo caso il suo annientamento negli anni Cinquanta si deve all’azione dei cacciatori (non dimentichiamoci che essendo due predatori in un’economia pastorale rappresentavano un pericolo non indifferente). Da alcuni anni l’aquila è tornata a nidificare in zona e sono ormai frequenti gli avvistamenti soprattutto in estate quando è possibile vederla volteggiare lentamente nel cielo in cerca di prede nella zona compresa fra il Monte Pizzo ed il Monte Belvedere. Come accade spesso parlando di flora e di fauna ci si ferma sempre alle specie più note o a quelle, come nel caso del capriolo o lupo, che suscitano ricordi e fantasie della nostra infanzia. In realtà per chi avesse desiderio di approfondire questi temi la zona del Corno alle Scale rappresenta una sorta di vera e propria aula didattica all’aperto: come non rimanere affascinati ad esempio dal giallo intenso del doronico, dai lunghi steli dell’asfodelo o dalle sfumature policrome delle numerose varietà di orchidee che in primavera punteggiano i prati, mentre per gli escursionisti più attenti c’è la possibilità osservare specie di animali anche molto rare e curiose come la salamandra pezzata, inconfondibile per la particolare colorazione a macchie giallo-nere, o il toporagno d’acqua abilissimo nuotatore in grado di catturate prede anche di grosse dimensioni grazie al potente veleno paralizzante contenuto nella sua saliva.

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